Alfonso V d'Aragone detto il  Magnanimo
17 marzo 2024
Alfonso V d'Aragone detto il Magnanimo

Storia, miti e leggende della Calabria e del Sud

LA CALABRIA ARAGONESE


di Antonio Ciappina

Le rivolte baronali in Calabria, animarono fin da subito il regno di Alfonso il Magnanimo, rivolte capeggiate dal viceré di Calabria e conte di Catanzaro Antonio Centelles.

Centelles controllava un vasto patrimonio territoriale comprendente: Crotone, Catanzaro, Taverna, Rosarno, Caulonia e altri centri.

Questi territori li aveva acquisiti attraverso il matrimonio con Enrichetta Ruffo, andando contro il volere del re, perché Centelles era stato incaricato dal Magnanimo di trattare in qualità di viceré, il matrimonio tra Enrichetta Ruffo con il viceré del Regno Innico D’Alvalos.

Invece ottenne lui stesso la mano della Ruffo, per acquisire sempre più potere e causando l’ira del sovrano.

Il Centelles entrò in aperta ribellione con il sovrano, anche per paura della confisca dei suoi beni per una precedente insubordinazione e obbligò il Magnanimo ad intraprendere una campagna militare in Calabria.

Tra il novembre del 1444 e il febbraio dell’anno successivo, Alfonso il Magnanimo arrivò in Calabria con il suo esercito, ponendo alla resa le forze di Centelles, con una serie di concessioni e lo stesso Centelles  fu’ privato dei propri feudi ed esiliato.

Alla morte del re nel 1458, salì al trono il figlio Ferrante e subito scoppiò un’altra rivolta capeggiata sempre dal Centelles e da un altro barone di spicco della feudalità calabrese, il principe di Rossano Marino Marzano.

La rivolta si potrasse, fino al 1464, con una sanguinosa repressione da parte dell’esercito regio( con gli eccidi di Cosenza e Sant’Eufemia Lamezia)  e con la confisca di beni ai rivoltosi.

Dopo il fallimento della congiura baronale, adoperata anche da Gerolamo Sanseverino principe di Bisignano, era evidente che i baroni senza l’appoggio di un altro sovrano, non potevano fronteggiare il re napoletano, anche se non abbandonarono le pretese di un ruolo politico-militare in alternativa alla corona.

Nelle aspre lotte tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento per contendersi il Mezzogiorno italiano tra: aragonesi, francesi e spagnoli, la feudalità calabrese metteva in campo la propria capacità di controllo territoriale, con l’acquisizione di concessioni feudali e privilegi.

In tale situazione numerose città calabresi( Rossano, Gerace, San Lucido ecc) passarono da un potere feudale all’altro oppure al demanio regio( Seminara, Castrovillari, Santa Severina)

Questi passaggi, si riscontrarono con la salita al trono di Ferdinando il Cattolico alla fine del quattrocento, quando il suo plenipotenziario Consalvo di Cordova, per le sue brillanti vittorie, ricevette dal sovrano, vasti possedimenti feudali che andavano dalla Piana di Gioia Tauro, fino alle vette dell’Aspromonte.

In Calabria le università demaniali si limitavano nel settentrione a Cosenza, sede dell’udienza provinciale e Amantea, mentre nella cosiddetta Calabria Citra, l’area demaniale comprendeva: Catanzaro, Reggio, Crotone, Tropea, oltre al cospicuo possedimento dei Carafa, suddiviso in tre rami: Rocella, Nocera, Santa Severina.

 

In chiusura; la storia del dominio aragonese in Calabria e anche di  quello   angioino, rispecchiano un po’ le vicende storiche della nostra regione, vicende di sottomissioni e di dispersione di sangue, ma con una valenza importante a capire soprattutto, quanto i signori locali, potevano influire sull’andamento della corona napoletana, grazie alla loro forza, data dalla gestione di grandi patrimonio fondiari e della loro gestione dal punto di vista: economico, giuridico, legislativo e diplomatico.


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