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21 giugno 2017

News Calabria

La Calabria, il solstizio d’estate e ‘a cummari ‘i mazzettu (madrina dei fiori)


Buon solstizio d’estate! Stamane alle 6.24 è entrata ufficialmente e astronomicamente l’estate. Il solstizio è il giorno più lungo dell’anno, il momento in cui il Sole, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, raggiunge la sua massima altezza nell’emisfero boreale e la minima in quello australe, mentre accade l’esatto contrario a dicembre.

Il solstizio (dal latino solis statio, cioè fermata, arresto del Sole che il 21 giugno sembra fermarsi sull’orizzonte per poi riprendere il cammino il 24 quando le giornate impercettibilmente ma inesorabilmente iniziano ad accorciarsi) è dunque il trionfo del Sole, simbolo positivo dell’energia vitale, e viene festeggiato fin dall’antichità a tutte le latitudini.

Un momento particolare, un passaggio importante della vita che proveniva dalla semplice osservazione dei corpi celesti per celebrare la Madre Terra nel momento in cui offriva agli uomini tutti i doni più belli.

In età precristiana il periodo che va dal 21 al 24 giugno era considerato sacro al pari di un capodanno e da qui nasce l’usanza tuttora diffusa di trarre dei presagi. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entrava nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna, il femminile per eccellenza, colei che da la vita, e questo incontro diede luogo ai rituali con il fuoco e l’acqua, i nostri falò e le acque alle varie erbe.

Nell’antica Grecia i due solstizi erano chiamati Porte: Porta degli esseri umani quello estivo, dalla quale si entrava nel mondo materiale, e Porta degli dei quello invernale, attraverso la quale si entrava nel regno divino e soprannaturale.

Probabilmente è per questo che alle nostre latitudini la festa del solstizio, dedicata in epoca magnogreca a Demetra e in epoca romana a Cerere, ha dato sempre luogo a celebrazioni prettamente femminili e officiate dalle donne anche dopo l’avvento del Cristianesimo, quando alla festa del solstizio fu sovrapposta la festa di San Giovanni Battista, figura che come sappiamo comunque è legata all’acqua.

Da lì sono giunte fino a noi quelle figure femminili che a volte nei nostri paesi venivano chiamate streghe o magare, cioè le donne più anziane che conoscevano i segreti dell’erba di San Giovanni (l’iperico) che si credeva avesse il potere di allontanare i demoni, ma anche di evocarli, potevano insidiare i bambini nelle culle, eccitare l’odio o l’amore, produrre malattie, gettare il malocchio su uomini e animali.

Da lì nasce anche la tradizione calabrese di regalare mazzi di fiori ed erbe selvatiche nel giorno di San Giovanni, un gesto simbolico molto importante, che le donne regalavano ad altre donne. Le prescelte diventavano cummari ‘i mazzettu, legame che si stringeva con l’invio dei fiori e che univa le famiglie con un vincolo più forte di quello che esisteva fra parenti.

Da qui infatti deriva il termine ancora usato di Sangiuanni ad indicare il comparaggio tra famiglie per battesimi e cresime. La richiesta di fare da padrino o da madrina agli interessati avveniva proprio il giorno di San Giovanni e da tradizione non si poteva rifiutare.
Annamaria Persico


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