Francesco D'Agostino
21 luglio 2017
Francesco D'Agostino

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La Federazione reggina del PCI chiede ancora una volta a D’Agostino di dimettersi senza se e senza ma


Nonostante l’imminente processo che, a seguito della brillante inchiesta condotta dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Reggio Calabria denominata «Alchemia», lo vede imputato del gravissimo reato di intestazione fittizia dei beni aggravata dall’avere agevolato la ‘ndrangheta, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco D’Agostino, eletto nella lista «Oliverio Presidente», rimane saldamente incollato alla poltrona e non sente il dovere etico e morale di dimettersi dall’importante e delicato ruolo istituzionale.

Anzi, al contrario, insieme a tutta la politica calabrese, fa finta di nulla pensando che i calabresi siano stupidi e sciocchi: una sorta di arrogante e inaccettabile sfida che, interpretando il sentimento comune, respingiamo con forza e convinzione.

Infatti, a fronte del grave processo penale che coinvolge il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco D’Agostino, assistiamo ad un assordante, complice ed unanime silenzio che accomuna ogni settore politico, nessuno escluso e senza alcuna distinzione, e che, semplicemente, offende e dileggia tutta la Calabria onesta e laboriosa.

In tal senso, noi comunisti siamo orgogliosamente convinti che, specie in Calabria, i soggetti che rivestono incarichi e ruoli istituzionali non possano essere neanche minimamente lambiti da ombre o sospetti di alcun tipo, figuriamoci da indagini o processi per gravi reati come quello che coinvolge D’Agostino, vale a dire: intestazione fittizia di beni aggravata dall’avere agevolato la ‘ndrangheta.

Pertanto, reputiamo attualissimo e non archiviabile il concetto della «diversità» tanto caro ad Enrico Berlinguer ed ai comunisti del nostro Paese; concetti che evidentemente sono assolutamente antitetici rispetto alla derivaraggiunta dal PD e dai suoi satelliti che, anche in Calabria, sono pervasi da una macroscopica «questione morale».

Ribadiamo con forza che, a nostro avviso, essere coinvolti in un processo per il gravissimo reato di intestazione fittizia di beni aggravata dall’avere agevolato la ‘ndrangheta, è incompatibile con qualsivoglia incarico istituzionale ricoperto.

Tantomeno possiamo accettare la finta auto-sospensione di D’Agostino che, come noto, ha rappresentato un penoso escamotage senza alcun reale effetto istituzionale.

Quindi, siamo persuasi che vi sia un solo ed unico imperativo che, in maniera orgogliosamente solitaria, ribadiamo ancora una volta: D’Agostino dimettiti!!!
La Federazione reggina del PCI


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