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3 giugno 2022

BLOG-le firme di Reportage

LITWEB: «In attesa di Daniel Cundari… » di Ippolita Luzzo


Da Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo (11 febbraio 2017): “Daniel sta leggendo a Mauro la poesia di Catullo quando arrivo nella libreria Ubik. Odi et amo Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” Odio e amo Per quale motivo io faccia ciò, forse ti chiederai. Non so, ma sento che ciò avviene e ne sono tormentato.
Excrucior, forma passiva di un sottomettersi senza volontà.
Sono tormentato dall’ambivalenza di un sentire che mi attraversa, così direbbe per me Catullo.
Ambivalenza nella serata alla Ubik di Catanzaro Lido dove Nunzio Belcaro ospita e presenta  Daniel Cundari poeta di  una poesia strutturata, poeta di tre lingue, nel fascino della subordinazione totale alla poesia.
Mauro Minervino, amico e compagno di viaggio in “Stradario di uno spaesato” aveva già scritto di Daniel, nella somiglianza fra lui e l’altro, due spaesati eppure così legati alle radici, al paese d’origine. L’autenticità, la registrazione di passaggi nella visione dei luoghi, la lingua degli affetti, la forza del dialetto, sono questi i legami in comune.
La necessità di raccontare un paese, i luoghi, la vicina di casa Giuseppina, attraverso il gesto, con il corpo.
Una poesia recitata con la voce e con il gesto, per produrre disturbo, con il dialetto del luogo, fissata in un luogo, Cuti, il paese di Daniel da cui poi è andato via per vivere in Spagna, a Granada.
L’incendio e oltre di Daniel Cundari, per Mauro Minervino sono le ceneri che lascia il fuoco e domanda:”Cosa resta di un incendio se non la lingua?”

Accompagnato dal basso di  Sasà Calabrese, Daniel Cundari inizia una miscellanea di versi in dialetto di Cuti, un dialetto primitivo, reinventato. Ho preso appunti sui versi che non riporto, non ho abilità nel trascrivere il dialetto, posso però raccontarvi la trasformazione, quasi una levitazione, in Daniel, man mano che si inoltra nei sentieri poetici.
Gesti e voce, corpo e movimento, fremiti e sussulti, eppure disciplina e professionalità, una somiglianza ai poeti che poi lui citerà in un attimo, Gregory Corso, i poeti della beat generation, e l’ossessione come possessione di un verso vivo. Respirato e gettato, accompagnato e regalato.

Il vento, le allucinazioni di Don Chisciotte, la luce, l’esorcismo contro le possessioni, la poesia di Simone Tommasiello, affetto da SLA, e dettata a Daniel attraverso il movimento degli occhi, dalla prigione del corpo, e tra “timpi e valluni”, quante volte io avrei voluto cambiare il mondo con una parola, dal quartiere Sacromonte di Granada a tutti i quartieri dei nostri paesi ormai semplici agglomerati e non più quartieri, quante volte  il “jetta sangue e abballa”  che non vi racconterò. Excrucior Ippolita Luzzo”


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