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18 giugno 2020

News

ROVISTANDO NEI CASSETTI (e sbirciando su Facebook) di Fiore Isabella: «Ritorni»


Campeggia, nel cassetto delle cose dimenticate, il biglietto di ritorno in Italia, intestato a mio padre, numero 980390 del 7 agosto 1957 da New York a Napoli rilasciato dalla Italian Line.

Il mezzo non è un charter o un aereo di linea, né una moderna nave da crociera, ma la “VULCANIA”, la sorella gemella dell’altro transatlantico “Saturnia” che dal porto di Napoli lo aveva, 5 anni prima, imbarcato verso terre lontane. 12 lunghi giorni di attraversata atlantica per riabbracciare affetti e rassicurare i propri cari che l’incidente in galleria era ormai superato, compresi i muscoli della spalla sinistra, ancora sofferenti che cominciavano lentamente a recuperare tono.

Mi soffermo ad osservare la copertina dell’opuscoletto stemmato e all’interno il costo del biglietto di 225 dollari e il bigliettino azzurro sbiadito, spillato in alto a sinistra, in cui è indicato il numero del tavolo (69) della classe turistica seconda serie e l’orario dei pasti stabiliti per le 12,00 e per le 19,00. Un viaggio di ritorno che avrebbe colmato il vuoto di presenza paterna che, immancabilmente, individuavo in quella voce della prima radio a mobile che le domeniche incrociavo nella casa del vicino che ascoltava il ”comunicato” spannocchiando mais.

Quelli sono gli unici momenti di collegamento, di cui ho esperienza diretta, tra i tempi del transatlantico scanditi dal calendario e quelli di internet che danno contezza, in pochi istanti, di ciò che accade all’altro capo del mondo. La differenza rimane abissale perché non partono più lettere in buste con i margini a mosaico colorato e gli inizi struggenti delle missive alle mogli “Mia adorata sposa…” o agli anziani genitori “Miei amati genitori…” in cui il pronome “voi” non era una fortuita licenza ortografica ma una nota, quasi aristocratica di rispetto della persona cara o con qualche anno in più. Arriva il momento, in questa sistematica spola tra ciò che profuma di vecchio e ciò che non profuma di niente, di sbirciare sui moderni contenitori che non hanno l’odore di antico dei miei amati cassetti, ma icone sospese come coriandoli colorati su un desktop inodore.

Il tema non è più il biglietto di ritorno di mio padre da New York a Napoli e l’ansia di abbracciare un figlio ancora sconosciuto, ma il dialogo sulla pagina facebook di una nord americana, intransigente sostenitrice della parabola trumpiana, che ha reagito, con veemenza, al mio post sull’assassinio di George Floyd dal titolo A PROPOSITO DELL’ AMERICA …CHE FARE? “La mia proposta è portare fiori nel luogo dove un uomo, ucciso da un idiota indegnamente vestito di abiti istituzionali, ci ha mandato un messaggio di sofferenza indescrivibile. Tutta la polizia americana deve seguire l’esempio dei colleghi che, di fronte alla barbarie, hanno avuto il coraggio di inginocchiarsi. E, di fronte ad un presidente inetto ed incapace, che fa sfilate blasfeme con la Bibbia in mano, bisogna democraticamente invitarlo a fare le valigie per il bene supremo degli Stati Uniti d’America.” Dopo una raffica di contumelie delle due ladies di ferro, un chiaro avvertimento di una delle due: “Per favore, non parlare male del mio Presidente, non mancherei mai di rispetto al tuo. Ecco perché vivi lì e io vivo qui. Conosci il detto: “preoccupati di quello che sta succedendo in casa tua e non dei tuoi vicini.”. I tentativi di argomentare il mio pensiero sono falliti di fronte alla sviscerata passione per l’attuale inquilino della Casa Bianca.

La perla finale della lady, intervenuta in soccorso alla prima, segna il commiato dalla breve fuga dal mio rispettoso quanto rassegnato cassetto: “Continua a pontificare! Purtroppo persone come te non si rendono mai realmente conto di quanto siano ignoranti. Dio benedica il nostro Presidente e Dio benedica l’America”. Sopraffatto dalla loro inarrestabile commozione appassionatamente patriottica, di cui, effettivamente e nel caso di specie, ignoro ogni valenza etica, mi sono messo in posizione di attenti in segno di armistizio unilaterale. Il tempo di bloccare l’amicizia con le due corazzate trumpiane, cresciute all’ombra della statua della Libertà ma totalmente ignare del significato della democrazia, ho fatto ritorno al mio caro cassetto, silenzioso e paziente perché consapevole della mia umile attitudine a rovistare, a scrivere pensieri e non encicliche. Osservando con orgoglio quel biglietto di ritorno di mio padre di 225 dollari ho pensato, deluso, all’inutilità di quest’ultimo mio viaggio gratuito.
Fiore Isabella


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