Acquaformosa (CS), interno chiesa San Giovanni Battista (XVI secolo)
20 gennaio 2024
Acquaformosa (CS), interno chiesa San Giovanni Battista (XVI secolo)

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TURISMO & CO. «Lo splendore di Acquaformosa» di Giampiero Scarpino


Oggi vi porto con me ad Acquaformosa, in provincia di Cosenza. Il paese è collocato ad un’altitudine di 756 metri s.l.m, nell’alto bacino del fiume Esaro e fa parte del Parco Nazionale del Pollino. Le origini storiche di Acquaformosa risalgono al 1140, allorché il Conte Ruggero e sua moglie Basilia, Signori Altomonte dal 1140 al 1197, donarono ai monaci Cistercensi dell’Abbazia di Santa Maria della Sambucina di Luzzi la Chiesa di Santa Maria di San Leucio e delle vaste tenute dove avrebbero potuto edificare un monastero ed un casale nelle sue vicinanze. I territori dell’Abbazia arrivarono fino al fiume Lao ed al Tirreno. Nel 1501, i coloni arrivati dai Balcani , appartenenti al rito Bizantino, chiesero di stabilirsi nel territorio o nelle vicinanze dell’Abbazia edificando un casale. Nacque così il Casale di Acquaformosa. Successivamente Acquaformosa entrò a fare parte dei domini dei Sanseverino, Principi di Bisignano. ll comune fa parte della minoranza etno-linguistica albanese d’Italia (Arbëreshë), presente in tutto il territorio dell’Italia meridionale. La popolazione ne custodisce gli usi, i costumi e le tradizioni. Conserva la lingua e il rito bizantino soggetto alla giurisdizione ecclesiale dell’eparchia di Lungro. I costumi, le tradizioni, il rito e la lingua sono una ricchezza che gli abitanti di Acquaformosa hanno mantenuto inalterati nel tempo. Di generazione in generazione i giovani del paese, si sono impegnati alla fondazione di gruppi folcloristici per salvaguardate e trasmettere le tradizioni. Acquaformosa conserva l’abito Arbëreshë.

Facciamo un salto nel tempo. Arrivati ad Acquaformosa troviamo la Chiesa di San Giovanni Battista, costruita dagli albanesi all’incirca nel 1500. Sono evidenti gli elementi dell’architettura romanica ma agli occhi appaiono subito gli imponenti i mosaici della chiesa ad opera dell’artista locale Biagio Capparelli. L’interno infatti è interamente mosaicato con tessere dorate e policrome intagliate a mano. Nella navata laterale destra sono raffigurate le scene dell’Antico Testamento, nella navata centrale il Nuovo Testamento. Anche l’iconostasi è stata recentemente realizzata in mosaico, come l’intera Chiesa. Nella cripta vengono preziosamente custoditi alcuni ornamenti appartenuti alla ricca Abbazia Cistercense del 1200 insieme alla Madonna della Badia (1400), antichi e preziosi oggetti appartenenti alla Chiesa e l’Assunta risalente al 1520.Sul lato orientale della navata centrale vi è una parte sopraelevata, è il solea, che è il luogo della comunione dei fedeli, oltre il solea, divisa dall’iconostasi, che letteralmente significa luogo delle icone, su un piano ancora superiore si trova l’Altare dove si accede attraverso la Porta Regale. All’interno dell’altare si erge la Tavola Santa che, per mistica trasposizione, raffigura il Signore stesso. Il transetto separa il vima dal resto della chiesa. Il braccio del transetto a nord è coperto da volta a botte e da l’accesso alla cripta, mentre nel braccio a sud si innalza il campanile. La parola “icona” deriva dal greco, eikwn (eikon), e significa immagine. I bizantini indicano con questo nome ogni raffigurazione del Cristo, della Madonna, dei Santi L’icona non si dipinge, si scrive, perche in essa è la  parola di Dio scritta con l’immagine mediante un linguaggio comprensibile. L’icona si scrive, l’icona si legge. Chi la osserva legge e si chiede perché è stata scritta e la risposta è, per essere letta e testimoniare l’invisibile , sostenere la nostra fede e speranza, aiutarci a pregare e trasfigurarci nella carità. Qui sei rapito dalla loro bellezza estetica, qui il cuore ti si trasforma. Una scuola dove allenare il proprio Spirito è questa Chiesa di San Giovanni Battista di Acquaformosa. Nel 1989 un’idea di Padre Vincenzo Matrangolo, ispirato dallo Spirito, si sta realizzando grazie al  maestro mosaicista di Acquaformosa, Biagio Capparelli, aiutato da discepoli di Acquaformosa. Entri in questa Chiesa e ti meravigli per tanto splendore; sei rapito dal visibile e, con l’aiuto dello Spirito, vuoi arrivare all’invisibile.  Il rito bizantino, detto anche rito costantinopolitano, è il rito liturgico utilizzato (in diverse lingue) da tutte le Chiese Ortodosse d’Oriente e da alcune Chiese sui iuris di tradizione orientale all’interno della Chiesa cattolica. Nonostante gli Arbëreshë siano di religione cattolica, in gran parte delle comunità italo-albanesi di Calabria, da più di 4 secoli, si segue il rito greco come i fratelli orientali greco-ortodossi.

Un consiglio: questa fede e questi riti debbono appartenere alla nostra cultura religiosa. Icone, Madonne, Cristo Pantocratore, candele accese, pani benedetti, la Santa Messa, candelabri, e il rito nei giorni feriali e festivi. Ne ho seguiti tanti in Grecia dove le Chiese sono in ogni angolo. Ho visto tanti fedeli allegri intorno al sacerdote con la stola e molte volte con barbe molto lunghe. Sui termini ora usati me ne assumo la responsabilità, bisognerebbe sempre approfondire. Lascio Acquaformosa con il cuore che batte forte,il color oro dei mosaici ed il Cristo Pantocratore lo scaldano ancora. In Calabria tutto è ricchezza, specie in questi luoghi di altissima cultura Arbëreshë.

Giampiero Scarpino


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