Gli autotrasportatori calabresi hanno fermato i loro mezzi dalla mezzanotte del 15 ottobre (ieri sera) e continueranno fino a martedì 20 ottobre. Il blocco, dopo settimane di proteste e manifestazioni a macchia di leopardo di autotrasportatori e agricoltori, è stato proclamato da Fedralog Calabria, la Federazione autotrasporti logistica, che denuncia il caro carburante impossibile da sostenere per le imprese e chiede un intervento del governo, completamente assente nell’affrontare la problematica.
A causa delle proteste dei giorni scorsi degli agricoltori e degli autotrasportatori calabresi ,ma anche del blocco degli operai dell’Ilva di Taranto che rifornisce i distributori Eni nel Sud Italia, in molti punti della regione non c’è più carburante. I benzinai ancora forniti sono presi d’assalto dagli automobilisti che devono fare scorta per i prossimi giorni e si registra forte aumento dei prezzi.
Sono 17 i punti di presidio nelle cinque province, distribuiti nei vari nodi strategici della Regione ma il numero è destinato a crescere: se ne registrano due nel reggino al porto di Gioia Tauro e allo svincolo della strada statale 682 Jonio Tirreno. Nel Vibonese Vibo Marina, lo svincolo di San Onofrio e Vazzano, nel catanzarese l’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, Vena di Maida, Falerna e le località Caraffa San Floro e Caraffa, nel Crotonese in località Passovecchio, nel Cosentino Sibari, Frascineto e Villapiana sulla jonica, nel Tirreno cosentino Santa Maria del Cedro, Guardia Piemontese, San Lucido e poi Cosenza Nord, Rende e Montalto Uffugo.
Intanto è intervenuto il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo:”Chiediamo al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese”. Il governo per ora ha convocato un nuovo incontro riguardo la situazione dell’ex Ilva a Palazzo Chigi per martedì 27 ottobre alle 17.
A.P.
