“Dal palazzo del Vescovo di Assisi, dove allora dimorava, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola; voleva rendere a Dio lo Spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia.A metà strada, all’ospedale di San Salvatore, gecuziente com’era, si fece voltare sulla barella con la faccia verso Assisi e sollevandosi un poco, benedisse la sua città: “benedetta sei tu Assisi, qui molti si convertiranno, abbracceranno la misericordia e la salvezza divina”. Nel testo, il Santo loda la trasformazione della città da antico rifugio di iniqui a dimora di coloro che glorificano il nome di Dio, implorando il Signore di continuare a custodirla nella sua bontà.
“Giunto alla Porziuncola si fece deporre sulla terra nuda, nascondendo con la mano sinistra la piaga sul costato e di lì spogliato dalle vesti di sacco, alzò come sempre il volto al cielo,tutto intento con lo Spirito a quella gloria. Disse ai fratelli:”io ho fatto il mio dovere,Cristo vi insegni a fare il vostro”.
Voleva essere conforme in tutto a Cristo Crocifisso che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla Croce. E verace imitatore di Cristo suo Dio in tutto, amò fino alla fine tutti i fratelli e figli, che aveva amato fin dal principio.
Fece adunare tutti i fratelli presenti nel luogo e li esortò con affetto di padre all’amore di Dio.
Parlò a lungo della pazienza, dell’osservanza di Madonna povertà, raccomandando più di altra regola il Santo Vangelo. Tutti i fratelli gli stavano intorno; egli stese sopra di loro le mani intrecciando le braccia a forma di croce, un gesto che egli tanto amava, e li benedisse presenti e futuri, nella potenza e nel nome del Crocifisso.Si fece poi portare del pane, lo benedisse, lo spezzò ed a ciascuno nè diede un pezzo da mangiare. Volle anche gli portassero il libro dei Vangeli e chiese gli leggessero quel brano di Giovanni che inizia: “Prima della festa di Pasqua”. Lo fece in memoria di quell’ultima e Santissima Cena che il Signore aveva celebrato con i suoi discepoli e per dimostrare ai fratelli la sua tenerezza d’amore. Passò in inni di lode i giorni successivi, invitando i compagni prediletti a lodare con lui il Cristo.
In punto di morte, detta una celebre lettera per chiedere a donna Jacopa dei Settesoli (da lui affettuosamente chiamata “frate Jacopa”) di portargli i mostaccioli, un panno color cenere per la sepoltura e i ceri funebri a Santa Maria degli Angeli.”
Secondo le fonti francescane nella lettera specifica: «… affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci ,i mostaccioli, …». Francesco, pur dedito ai digiuni, amava questi dolci preparati da Frate Jacopa, una nobildonna romana, vedova con figli, che si era presa cura di Francesco e le cui ceneri oggi riposano di fronte alla Venerata Tomba di San Francesco .
La tradizione narra che Jacopa arrivò da Roma ancor prima che i frati potessero spedire la missiva, avendo già con sé tutto il necessario grazie a una premonizione divina.
“Ormai prossimo all’incontro con il Suo Signore, Francesco invitava tutte le creature alla lode di Dio e con certi versi poetici, già altra volta composti, li esortava al Divino Amore. E perfino la morte, a tutti terribile ed odiosa esortava alla lode. Le correva dietro incontro, invitandola: “Ben venga mia sorella morte!”
Diceva ai fratelli:” Quando mi vedrete sul punto di spirare, deponetemi sulla terra nuda come l’altro ieri e morto che sia, lasciatemi giacere così, per il tempo che ci vuole a percorrere comodamente un miglio di strada. E come gli fù possibile proruppe in quel salmo:”con la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce supplico il Signore”.
Lo disse fino al versetto finale:”Strappa dal carcere la mia vita, perchè io renda grazia al Tuo nome. I giusti mi fanno corona quando mi concederai la tua grazia”.Giunse infine la sua ora ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio. Le allodole, che sono amiche della luce ed han paura del buio della sera, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto del luogo e roteando a lungo con insolito giubilo, resero testimonianza alla gloria del Santo che tante volte le aveva invitate a lodare Dio.
Era il 3 Ottobre 1226, di Sabato. A laude di Cristo. Amen.