di LUCIA DE CICCO
Un festival all’ insegna della riscoperta delle tradizioni il Lumèra di San Costantino Calabro, VV, che illumina una comunità rilanciando la cultura come faro per la ripartenza dei giovani. Ed è stata proprio una giovanissima donna ad inaugurare la mostra, Maria Pia Russo, redattrice di Telemontestella, ma soprattutto fotografa di grande talento. Con una esposizione fatta di mani, mani a lavoro ma anche mani di gente che gioca e mani che vengono usate nella vita quotidiana del suo ridente borgo Pazzano di cui è originaria.
La seconda edizione del Festival culturale promossa dalla Pro Loco di San Costantino Calabro, per quattro fine settimana trasformerà la storica Chiesa del Santissimo Nome di Gesù in uno spazio dedicato alla fotografia contemporanea e, contestualmente, farà dei vicoli della parte più antica del paese, u Rinusu, un vero museo diffuso.
Saranno cinque gli artisti che si alterneranno nelle quattro settimane di settembre, attraverso quattro mostre personali, una per ogni settimana. Maria Pia Russo, dal 4 al 7 settembre; Rosy Suppa, dall’11 al 14; Andrea Torcasio, dal 18 al 21; e, in chiusura, il duo Esmeralda Bartolotta e Marika Brogna, dal 25 al 28 settembre.
Noi abbiamo intervistato la prima degli artisti in mostra e che ha tagliato il nastro di partenza, appunto, Maria Pia Russo.
La fotografia è la tua grande passione. Da dove nasce? Qual è stata la prima foto che ti ha fatto capire che fosse la tua strada?
La fotografia è una passione che mi è stata trasmessa dalla mia famiglia e, soprattutto, da mio padre. È attraverso di lui che ho iniziato ad avvicinarmi al mondo delle immagini, della comunicazione e del racconto del territorio.
Con mio padre condivido anche l’esperienza di Radio Tele Montestella Web ODV, occupandomi insieme a lui dei canali di comunicazione e della produzione dei contenuti. È un percorso che mi ha permesso di capire quanto un’immagine possa essere importante per raccontare una persona, un luogo, un evento, un’emozione.
Non ricordo una singola fotografia che mi abbia fatto capire che quella fosse la mia strada. È stato un percorso cresciuto nel tempo, fotografia dopo fotografia. Ho capito che fotografare per me significa soprattutto osservare, fermare un istante e trasformarlo in un racconto.
In qualche modo, quindi, la fotografia non è arrivata per caso nella mia vita: è parte di una storia familiare che ho raccolto e che oggi cerco di portare avanti con il mio personale sguardo.
Mentre molti lasciano la Calabria per trovare un lavoro immediato c’è chi resta cercando di trovare la propria strada attraverso la cultura. Tu pensi che la cultura possa essere la vera vocazione della Calabria e impedire ai giovani di andare via?
Credo che la cultura possa rappresentare una delle vere vocazioni della Calabria e, soprattutto, una possibilità concreta per costruire un futuro senza essere costretti ad andare via. La nostra regione possiede un patrimonio straordinario fatto di storia, tradizioni, paesaggi, artigianato, musica e persone. Ma questo patrimonio deve essere valorizzato e trasformato in opportunità.
Restare non significa necessariamente rinunciare ai propri sogni. Significa anche avere la possibilità di costruirli qui. La cultura può creare lavoro, relazioni, progettualità e soprattutto può restituire ai giovani il senso di appartenenza a un territorio. Non credo che la cultura, da sola, possa fermare l’emigrazione, ma può certamente contribuire a creare le condizioni perché un giovane possa scegliere di restare, invece di essere costretto a partire.
La tua mostra fotografica si concentra sulle mani, non solo sui mestieri, ma anche sulle mani della vita giornaliera. Cosa ti ha spinta a mettere in evidenza questo aspetto?
Le mani mi hanno sempre affascinata, perché raccontano moltissimo senza bisogno di parole. Una mano che lavora, che impasta, che raccoglie, che costruisce, che accarezza o semplicemente accompagna un gesto quotidiano porta con sé una storia.
Ho scelto di fotografare le mani perché volevo andare oltre il volto e oltre l’immagine immediata della persona. Nelle mani ci sono il tempo, la fatica, l’esperienza, la cura e la memoria. Ci sono gesti che appartengono al passato ma che continuano a vivere nel presente.
La mia mostra vuole quindi raccontare non soltanto i mestieri, ma la vita attraverso quei gesti semplici che spesso compiamo senza renderci conto del loro valore. Le mani diventano una sorta di filo conduttore tra generazioni, tra tradizione e contemporaneità.
Quale sarà il soggetto del tuo nuovo progetto?
Il nuovo progetto nascerà ancora una volta dal territorio e dalle persone. Dopo aver raccontato le mani, vorrei concentrarmi maggiormente sui volti e sugli sguardi, cercando di raccontare attraverso di essi l’identità di una comunità.
Mi interessa soprattutto fotografare quelle persone che custodiscono una storia, un sapere, un ricordo o semplicemente un modo particolare di vivere il proprio territorio. Vorrei continuare a raccontare la Calabria attraverso ciò che spesso rimane ai margini, trasformando la fotografia in uno strumento di memoria e di conoscenza.
In fondo, il mio obiettivo rimane sempre lo stesso: raccontare ciò che abbiamo davanti agli occhi, prima che rischiamo di dimenticarlo.
Qual’ è il senso di Lumèra, oggetto che tutti in Calabria possedevano per fare luce nelle stanze ?
La cultura che può illuminare una comunità, Anche un piccolo centro può essere luogo di incontro, di vita, di memoria e di nuove visioni e punto di ripartenza. Una luce che torna ad accendersi a San Costantino Calabro (VV), per raccontare attraverso l’arte visiva, lo sguardo sul mondo.
Chi è Maria Pia Russo
La sua formazione accademica si sviluppa nell’ambito tecnologico e informatico. Ha conseguito la Laurea in Ingegneria dell’Informazione presso l’Università della Calabria, proseguendo successivamente gli studi magistrali in Ingegneria Informatica. Possiede inoltre esperienza nell’utilizzo professionale di strumenti audiovisivi, nel montaggio video, nella grafica digitale e nel pilotaggio di droni per produzioni video e rilievi audiovisivi.
Nel 2020 si è distinta nel panorama fotografico nazionale ottenendo il Premio Speciale Under 21 alla quarta edizione del Trofeo Mario Dutti 2020, svoltosi a Molini di Triora. Il riconoscimento, assegnato ex aequo alla sua prima partecipazione nazionale, è arrivato grazie all’opera “Tra le nostre mani”, uno scatto in bianco e nero intenso e simbolico, selezionato da una giuria FIAF tra migliaia di immagini provenienti da tutta Italia. La fotografia rappresenta due mani segnate dal tempo che emergono dal buio stringendo un mazzo di carte, evocando memoria, conoscenza e destino.
