di Fiore Isabella
Sono giorni di forte malcontento in Calabria per i risvolti estremamente critici della nostra sanità pubblica; criticità che si riverberano non solo sulle difficoltà immediate di tipo sanitario, a carico delle fasce redditualmente più deboli della società calabrese, ma hanno una forte ricaduta economica e sociale; come non dovrebbe averla se i tempi per una visita specialistica e per un esame strumentale risultano insopportabili per chi aspetta mesi ed anche anni per avere contezza dei tempi per guarire o per prepararsi a morire. Stiamo ovviamente parlando delle criticità considerevoli di una Regione, la Calabria, Cenerentola, dell’Italia, già Cenerentola dell’Europa.
A tal riguardo appare utile richiamare, in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, l’analisi della Fondazione GIMBE che ha passato in rassegna i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica del 2025 nei Paesi OCSE, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La spesa sanitaria pubblica, infatti, continua a subire tagli considerevoli: nel 2025 l’Italia era al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE ed europea; al 15 posto in Europa per spesa pro-capite e con un divario di € 36 miliardi rispetto alla media europea; decisamente ultima nei Paesi del G7. In una situazione di galleggiamento nelle retrovie europee, il SSN a garanzia delle fasce redditualmente più deboli avrebbe una ricaduta estremamente seria ed impegnativa a livello di finanziamento pubblico. E, tuttavia, non è più soltanto una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale, il diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Carta Costituzionale.
Ovviamente la non esigibilità di un diritto costituzionale alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto continueranno, immancabilmente, a pagarlo i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso, per chi ha i soldi per farlo, alla sanità privata. Aggiungo: servizi specialistici spesso non prossimi alle strutture sanitarie pubbliche che costringono anziani e malati di Lamezia Terme a raggiungere Reggio Calabria ed altre sedi lontane; Troppo spesso preferiscono rinunciare alla tempestività delle cure confidando nella buona sorte. Il risultato? In alternativa alla rinuncia ad esami diagnostici e alle visite specialistiche, spese impossibili, con impoverimento e indebitamento delle famiglie; una piaga quella della rinuncia alle cure, che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di italiani, quasi uno su dieci», dato aggravatosi negli anni successivi. Ed in futuro? Che Dio ce la mandi buona!
Fiore Isabella
(Già Consigliere Comunale di Lamezia Terme)
